Commento di Charles al Vangelo di domenica 28 settembre – Lc 16,19-31

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Lazzaro e il ricco malvagio… «Desiderava le briciole di pane che cadevano dalla tavola del ricco; e nessuno gliene dava»…

Come sei buono, mio Dio, e come questa parabola è fatta per far regnare la pace tra tutti gli uomini… per stabilire ogni anima nella pace interiore… e per portarci tutti al tuo puro amore!

Essa fa regnare la pace tra tutti gli uomini poiché porta i ricchi a dare ai poveri, i poveri a non invidiare i ricchi i cui beni passano come il lampo e sono un pericolo per l’eternità… Essa stabilisce ogni anima nella pace interiore, poiché le fa vedere che «tutto ciò che accade è per il bene di coloro che amano Dio»[1], tutto, persino morire di fame; non c’è dunque da preoccuparsi per il cibo, poiché morire di fame può condurci al cielo, ma soltanto da cercare «il regno di Dio e la sua giustizia»[2]: «Il resto ci sarà dato in sovrappiù»[3], se questo resto è la carenza del povero Lazzaro, ecco ciò che è particolarmente buono per la nostra anima, ecco il cammino che la condurrà dritta al cielo come Lazzaro… Dunque, in tutto, c’è da fare solo ciò che è più gradito a Dio, e fatto questo, rallegrarsi di tutto quello che accade, fosse anche morire di fame, fosse anche essere uccisi da dei briganti, fosse ogni malattia, ogni obbrobrio, ogni annientamento, ogni dolore: tutto questo è solo il cammino del cielo, il cammino di Lazzaro. Quale pace profonda invade l’anima che vive così, che vede dentro di sé solo il suo amore per Dio, e fuori di sé solo l’amore di Dio per lei, che dispone tutto, tutto, tutto, per la sua eterna felicità! Questa parabola ci porta tutti al puro amore per Dio: ci mostra che l’amore per le cose create conduce dove è il ricco malvagio, all’inferno; l’amore per Dio conduce dove è Lazzaro, in cielo.

Non preoccupiamoci mai del nostro cibo né di nessuno dei nostri bisogni materiali; Dio ce lo ha promesso una volta per tutte, ce lo ha detto chiaramente: «Cercate il regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù»… Dopo tali promesse di un tale Maestro, noi, i suoi servi, gli faremmo un’estrema offesa dubitando un solo istante di poter mai mancare di beni materiali nella misura in cui sono necessari per il nostro vero vantaggio, cioè per la nostra santificazione… Non preoccupiamocene quindi mai, non pensiamoci mai, non inquietiamoci mai, facciamo soltanto ad ogni ora ciò che è più gradito al nostro Maestro: per le cose materiali, riceveremo sempre tutto a tempo debito con i mezzi che giudicherà opportuni; questo Maestro così buono, così saggio e così potente, ci darà o molto o poco o niente, secondo ciò che egli sa essere utile alla nostra anima. Sia che egli ci doni o molto o poco o niente, questo molto, questo poco, questo niente, sono ciò che c’è di particolarmente buono per la nostra anima, dobbiamo ringraziarlo allo stesso modo; e se moriamo di fame, dobbiamo, morendo, ringraziarlo di averci dato sotto questa forma «questo resto» che ci ha promesso «in sovrappiù», forma che sapeva essere particolarmente vantaggiosa per la nostra anima.[4]


[1] Cfr. Rm 8,28.

[2] Mt 6,33.

[3] Cfr. ivi.

[4] M/387, su Lc 16,18-31, in C. de Foucauld, Cerco i miei amici tra i piccoli. Meditazioni sul Vangelo secondo Luca, Centro Ambrosiano, Milano 2024, 234-236.