Commento di Charles al Vangelo di domenica 13 luglio – Lc 10,25-37

XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

«Ama Dio con tutte le tue forze, con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore e con tutto il tuo spirito; e ama il prossimo tuo come te stesso».

Come sei buono, mio Dio! A permettere a me, verme della terra, di amarti, di alzare i miei occhi verso di te, di pensare a te, di fare di te l’oggetto dei miei desideri, di aspirare a te, di respirare solo per te, di dirigere verso di te, verso il tuo amore tutto il mio cuore, la mia anima, le mie forze, il mio spirito, quale grazia, quale favore! Ma quale bontà ineffabile, quale abisso di bontà e d’amore ordinarmelo, farne il primo dei tuoi comandamenti, a tal punto il primo che da solo racchiude tutti gli altri, fare del tuo unico precetto ciò che è per la mia anima ogni beatitudine, ciò che fa per me della terra un cielo! Come sei buono, come ami, o mio Dio, o Buon Dio!

Dopo questo, niente potrebbe essere così divinamente dolce, ma se niente può raggiungere la divina soavità di questo primo comandamento, ciò che si avvicina di più, è la dolcezza del secondo. Con il secondo, vuoi che io sia amato da tutti gli uomini come essi amano sé stessi, e che io li ami tutti come la mia stessa anima: è in questa misura che tu vuoi che mi amino i miei fratelli, io, così povero e così abietto, o Dio del mio cuore! È in questa atmosfera d’amore che vuoi che io viva, amando ed essendo amato con questo calore in tutti gli uomini!… Oh! Dio d’amore, come sei «amore», «Deus charitas est», tu del quale tutti i comandamenti si riassumono nell’ordinarmi di bruciare di un fuoco d’amore tale che salga fino al cielo e riempia tutta la terra!

Amare Dio, questo ci obbliga prima di tutto a obbedirgli, poi a imitarlo; in seguito a contemplarlo, ad adorarlo (con il tuo culto), e a servirlo (cercando di procurare il suo bene, cioè: glorificarlo il più possibile)… Obbedire viene prima di tutto e comprende tutto, chi obbedisce a Dio, imita, contempla, adora e serve… Imitare viene dopo obbedire (almeno nella pratica), poiché per imitare con sicurezza bisogna imitare secondo l’obbedienza: altrimenti ci si potrebbe sbagliare; poiché ci sono delle cose che sono perfezioni in Dio e che potrebbero essere delle imperfezioni in noi, digiunare, per esempio, quando non è nostro dovere: è il dovere di Dio, non è il nostro… Imitare perfettamente Dio, questo ci porterà sempre alla perfezione, ma, ciechi come siamo, lo imiteremmo in modo molto imperfetto se non fossimo diretti dall’obbedienza… Ecco perché poniamo l’obbedienza prima dell’imitazione, benché in realtà siano allo stesso livello, poiché l’obbedienza è solo «conformarsi a Dio che parla» e l’imitazione è solo «conformarsi a Dio che agisce»: l’una e l’altra sono solo «la conformità alla perfezione, alla volontà perfetta di Dio conosciuta sia con le sue parole, sia con i suoi esempi»; l’una e l’altra sono «la conformità alla perfezione stessa, a Dio». Quindi anche imitare comprende tutto: chi imita Gesù, obbedisce a Dio, lo contempla, lo adora, lo serve… La contemplazione, l’adorazione, il servizio con uno zelo infinito devono essere, come l’obbedienza e l’imitazione, in tutti gli istanti, ma vengono dopo di esse, poiché, benché le accompagnino necessariamente sempre, ciascuna di queste tre virtù è separata e non contiene le altre, come fanno l’obbedienza e l’imitazione (lo si vede, l’obbedienza e l’imitazione, senza essere identiche, hanno molte somiglianze nei loro effetti, quando si rivolgono a Dio: l’una è l’obbedienza alle parole, l’altra l’obbedienza agli esempi).

Per amare il prossimo come sé stessi occorre, a quanto pare, fare per lui ciò che si fa per sé stessi… fare per lui ciò che apprezzeremmo che egli facesse per noi… fare per lui ciò che saremmo felici che Gesù facesse per noi… fare per lui ciò che Gesù faceva, ciò che ha detto di fare, ciò che farebbe al nostro posto.[1]


[1] M/343, su Lc 10,25-37, in C. de Foucauld, Cerco i miei amici tra i piccoli. Meditazioni sul Vangelo secondo Luca, Centro Ambrosiano, Milano 2024, 173-175.