Commento di Charles al Vangelo di domenica 14 giugno – Mt 9,36 – 10,8 

XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Poiché non abbiamo il Commento di Charles de Foucauld ai capitoli 9 e 10 del Vangelo di Matteo, proponiamo un commento al vangelo parallelo in Lc 9,1-3

«Li mandò a predicare il Vangelo e a guarire i malati… E disse loro: non prendete niente con voi, né bastone, né calzari di ricambio, né pane, né denaro, né due tuniche»…

Come sei buono, mio Dio, dopo aver fatto ogni bene agli uomini, nelle loro anime, nei loro corpi e nei loro cuori, durante la tua vita, a vegliare con tanta cura affinché questo bene si estenda sempre più e si compia ormai sempre, fino alla fine del mondo! È quello che fai stabilendo la Tua Chiesa, con la missione data ai Tuoi apostoli, o mio Dio!… Come sei buono a indicare qui così chiaramente ciò che devono fare i pastori delle anime in tutti i tempi: predicare e guarire, e lo spirito nel quale devono sempre vivere: spirito di grande povertà! Dai qui con una chiarezza perfetta il precetto di queste tre cose, predicazioni, guarigioni, povertà, come in tutta la tua vita pubblica ne hai dato l’esempio eclatante: essa è solo predicazioni e guarigioni, e durante questo periodo, «il Figlio dell’uomo non aveva una pietra per posare il capo»[1], cenava a volte con il pane, a volte con pane e pesce, viveva come un povero, poveramente della carità di qualche buona anima.

Nella vita pubblica bisogna sempre unire queste due cose, secondo l’esempio di Nostro Signore e il precetto così chiaro che dà qui: la predicazione e la generosità, lo zelo per le anime e il sollievo dei dolori del cuore e del corpo… D’altronde, la generosità spesso fa più bene alle anime della predicazione: le consolazioni, il sollievo che si donano ai cuori, ai corpi, dispongono le anime in favore della religione in cui trovano questi benefici, in favore delle persone che fanno loro questo bene; la generosità è così un’eloquente esortazione, spesso più efficace dei discorsi.

Il comandamento che dà qui Nostro Signore ai suoi discepoli di non prendere né bastone, né calzari di ricambio, né denaro, né pane, né due tuniche, contiene due cose: 1° un comandamento speciale fatto per questa occasione soltanto ai Suoi apostoli, comandamento che dovevano eseguire alla lettera e che vietava loro, in quel viaggio e in quel viaggio soltanto, di portare pane, denaro, bastone, ecc. 2° un comandamento generale fatto per tutti i missionari, tutti i pastori d’anime, tutti gli operai evangelici fino alla fine dei tempi, comandamento racchiuso non più nella lettera delle parole di Nostro Signore, ma nel loro spirito, comandamento con il quale non è vietato loro di portare pane, né denaro (poiché Nostro Signore, modello supremo, esempio perfetto e insegnamento vivente aveva di solito con sé pane e denaro in tutti i viaggi della Sua vita pubblica), né calzari (San Pietro, fedele imitatore e obbediente discepolo, li portava, e l’Angelo che lo libera dalla sua prigione [Atti][2] gli dice di metterli), né bastone (in un altro passaggio dei Santi Vangeli, Egli dice ai Suoi discepoli di prenderne uno), ma con il quale è prescritto loro di vivere sempre in una grandissima povertà, di camminare leggeri, senza bagagli, come dei poveri, sull’esempio di Nostro Signore stesso. Il commento, la spiegazione, il complemento delle parole di Nostro Signore è sempre nei Suoi esempi: così come le Sue parole spiegano i Suoi esempi. Qui il Suo modo di fare mostra in modo evidente e senza lasciare ombra di dubbio che c’era in questo comandamento, da una parte, un comandamento speciale da prendere alla lettera da parte dei suoi apostoli, ma per una volta soltanto, per quel giorno, per quella circostanza soltanto, dall’altra, una prescrizione generale, racchiusa nello spirito di questo comandamento, e che consiste nel raccomandare molto vivamente, molto fortemente la Santa povertà a tutti gli operai evangelici, a tutti quelli che fossero chiamati a seguirLo, a imitarLo come i Suoi apostoli nella Sua vita pubblica; è una raccomandazione generale, senza alcun dettaglio particolare, a vivere come Lui, molto poveramente, tanto poveramente quanto Lui, e a imitarlo in questo, nella Sua santa povertà come in tutto, durante il lavoro della vita pubblica.[3]


[1] Cfr. Lc 9,58.

[2] Cfr. At 12,8. Il riferimento (Atti) è presente nel manoscritto originale tra parentesi tonde, anche se trascritto tra parentesi quadre.

[3] M/321, su Lc 9,1-3, in C. de Foucauld, Cerco i miei amici tra i piccoli. Meditazioni sul Vangelo secondo Luca, Centro Ambrosiano, Milano 2024, 135-137.