XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C
«Dio non ha mandato suo Figlio a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo».
Mio Dio, come sei buono, e che dolce parola… In tutti gli istanti della tua vita mortale, nella Santa Eucaristia in cui la continui, nella nostra anima in cui risiedi con la tua divina essenza, non sei come giudice, rifiuti di essere come giudice, tu nostro Creatore, nostro Maestro, nostro Dio, e vuoi essere soltanto come «Salvatore», come «amico», come «fratello», come «sposo»… Come sei divinamente buono, e come questa parola è ineffabilmente dolce!
Non giudichiamo il nostro prossimo, ma sforziamoci di salvarlo… Come potremmo credere che imitiamo Nostro Signore se giudichiamo i nostri fratelli che egli rifiuta di giudicare, oppure se non lavoriamo a salvarli quando egli è venuto al mondo solo per questo, come dice, e come lo esprime il suo nome «Gesù», «Salvatore»?
Poiché Gesù ci vede nella sua vita mortale, dal tabernacolo, dal profondo della nostra anima e vuole esserci come nostro «Salvatore», nostro «fratello», nostro «Sposo», teniamogli compagnia senza sosta, sia nella sua vita terrena da dove egli ci vedeva, sia nel Tabernacolo, sia in noi stessi, con tutto l’amore dovuto a un tale Salvatore, a un tale fratello, a un tale Sposo![1]
[1] M/432, su Gv 3,17-21, in C. de Foucauld, Stabilirci nell’amore di Dio. Meditazioni sul Vangelo secondo Giovanni, Centro Ambrosiano, Milano 2025, 59-60.