L’oggi che viviamo… nella fraternità di Treviso

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“Accogliere è fare spazio, fisico e nel cuore…
Accogliere è farsi accogliere”

Nella nostra casa, in centro storico di Treviso, abbiamo fin da subito accolto molte persone. Anche in questo “oggi”, segnato da restrizioni a motivo della pandemia, abbiamo potuto aprire la porta ad alcune situazioni di necessità. E ancora una volta la nostra esperienza non è stata semplicemente quella di dare un aiuto a qualcuno, bensì un’opportunità di incontro e di dono reciproco.
Rileggendo quello che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi, riconosciamo in particolare due aspetti significativi: accogliere è fare spazio, fisico e nel cuore; accogliere è farsi accogliere. Questo non senza qualche difficoltà e disagio nel ritmo della nostra vita ordinaria.
Abitiamo in un appartamento, quindi le persone che accogliamo condividono i nostri stessi spazi, vivono con noi. Quando ospitiamo persone con bambini, la casa necessariamente si trasforma! Qualche mese fa abbiamo accolto una mamma con la figlia di 2 anni e la casa si è riadattata a misura di bimba: un “angolo giochi”, spostato oggetti potenzialmente pericolosi, ecc… Accogliere non significa solo “fare” spazio alla persona, ma anche “dare” spazio e tempo alla relazione, far entrare la sua storia nella nostra preghiera, trovare le forme perché la persona si senta in famiglia e ci si possa reciprocamente aiutare. Per esempio ogni tanto giocavamo con la piccola mentre la mamma cucinava, lavava, ecc. E lei faceva dei piccoli lavori in casa mentre noi eravamo fuori al lavoro. Questo ha creato un legame bello, che sta continuando nel tempo. La mamma prima di andar via, colpita dall’esperienza di accoglienza ricevuta, ci ha detto: “Quando avrò risolto i miei problemi e starò bene, tornerò qui e vi aiuterò con le altre donne che hanno bisogno!”
Ma si accoglie autenticamente solo se ci si lascia accogliere e sorprendere dall’incontro.
Una donna musulmana che abbiamo ospitato qualche settimana fa, ci ha “toccato” per la sua generosità e gratuità: passati i primi giorni di “assestamento” ha voluto cucinare per noi, preparandoci dei veri e propri banchetti! Era stupita di essere presso delle donne cristiane che non solo le permettevano di vivere il Ramadan, ma anche apprezzavano i suoi cibi tipici!
Un altro aspetto che ci colpisce quando abbiamo delle persone accolte è la generosità degli amici della fraternità: riceviamo aiuti materiali, disponibilità di competenze professionali e di tempo donato per un po’ di compagnia. Il bene fa fiorire il bene!
Ci rendiamo conto che l’accoglienza è possibile perché per prime siamo accolte dalla bontà di Dio e ci è chiesto di saperci accogliere tra di noi sorelle: la fonte a cui attingere è il Vangelo di Gesù, sorgente di dignità umana e di fraternità. Papa Francesco nella Fratelli tutti dice che se la musica del Vangelo «smette di vibrare nelle nostre viscere, avremo perso la gioia che scaturisce dalla compassione, la tenerezza che nasce dalla fiducia, la capacità della riconciliazione che trova la sua fonte nel saperci sempre perdonati-inviati». Dal Vangelo scaturisce «il primato dato alla relazione, all’incontro con il mistero sacro dell’altro, alla comunione universale con l’umanità intera come vocazione di tutti». La musica del Vangelo sia ascoltata e cantata da tutti gli uomini e donne di buona volontà.

 Sorelle Monica, Martina, Cristina

Archivio

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