L’esperienza della fraternità nel Seminario maggiore

tratto dalla rivista Testimoni – maggio 2019

Da Settembre 2016 siamo a Torino con una piccola fraternità di tre sorelle, all’interno della comunità del Seminario Maggiore diocesano. Nell’estate 2015, mentre la Chiesa viveva l’anno della Vita consacrata e noi ci preparavamo a celebrare il centenario della morte del beato Charles de Foucauld insieme alla famiglia spirituale di cui facciamo parte, è arrivata la richiesta da parte della Chiesa di Torino, dal rettore del Seminario don Ferruccio Ceragioli, di aprire una fraternità in Seminario. Don Ferruccio nella sua richiesta sottolineava l’importanza che “oltre ai formatori preti, fossero coinvolte stabilmente ed effettivamente altre figure (laici, laiche, religiose) per fare sperimentare ai seminaristi la bellezza e il valore di una vita comunitaria in cui i diversi carismi della Chiesa si integrano per collaborare alla stessa missione”. Ancora sottolineava, tra le altre cose, il “valore della presenza femminile e in particolare di una comunità religiosa per aiutare anche i seminaristi a rapportarsi in modo equilibrato e sereno con il femminile in modo da apprezzare e valorizzare nel loro futuro ministero presbiterale le donne e le religiose in particolare, per creare con loro rapporti di autentica collaborazione e corresponsabilità”.

Nel dicembre 2016, la nuova Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis[1] andava in questa direzione, così come il recente Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui giovani, nella formazione dei seminaristi, invita ad una “attenzione alla presenza di figure femminili e di coppie cristiane, così che la formazione sia radicata nella concretezza della vita e caratterizzata da un tratto relazionale capace di interagire con il contesto sociale e culturale[2].

E così dopo un tempo di discernimento, riflessione e preghiera abbiamo letto l’appello di don Ferruccio e della Chiesa di Torino come un invito singolare ad essere a servizio di questa Chiesa, e abbiamo accolto tale sfida cercando di rispondere alla richiesta ricevuta con il nostro carisma foucauldiano.

Chi siamo? Siamo Discepole del Vangelo, una congregazione nata nel 1973 in Diocesi di Treviso, dagli appelli del Concilio Vaticano II e seguiamo alcuni aspetti della spiritualità di Charles de Foucauld. Siamo presenti in Italia (soprattutto in Veneto, poi in Lombardia e Piemonte), in Francia con due fraternità (una in diocesi di Viviers –Ardèche e una in diocesi di Marsiglia) e ben presto saremo in Albania, a Tirana.

A distanza di quasi tre anni è bello poter rileggere la nostra presenza alla luce anche delle sfide con le quali la Chiesa è chiamata a confrontarsi oggi, e tra queste la vita fraterna e il clericalismo[3], di cui molto parla Papa Francesco.

E allora è stimolante per noi vivere tale esperienza come un “piccolo laboratorio di vita ecclesiale” che cerca di tradurre concretamente i suggerimenti del Papa: uomini e donne di generazioni diverse, sacerdoti, religiose e famiglie (qui sono tre le famiglie coinvolte che, pur non vivendo in Seminario, condividono alcuni momenti della vita comunitaria) imparano nella vita quotidiana e a partire dalla preghiera, a conoscersi, a stimarsi e a collaborare per la formazione dei futuri sacerdoti. Ciascuno porta la ricchezza della propria vocazione, della propria sensibilità, contribuendo così a ripensare e ad arricchire i cammini formativi.

Ed è proprio questa esperienza semplice e normale, che con pazienza stiamo costruendo, a permettere ai seminaristi di entrare poco a poco in un’esperienza “diversa” di Chiesa, dove una porzione di popolo di Dio percorrendo strade di dialogo e valorizzazione di doni e carismi differenti cerca, con umiltà ma anche con coraggio, di dare concretezza ad alcune proposte di cambiamento nella Chiesa, proposte venute già dal Vaticano II e sostenute oggi da Papa Francesco in una prospettiva di comunione e di missione profonde.

E’ importante in questa collaborazione pregare insieme prima di tutto e metterci in ascolto gli uni degli altri, costruire rapporti fraterni schietti, condividere pensieri o proposte, senza imporre nulla ma lavorando insieme con uno stile di fiducia, verità e rispetto del cammino di ciascuno.

L’esperienza ecclesiale che stiamo vivendo, la collaborazione coi sacerdoti, i seminaristi e i laici, la fiducia che riceviamo, sono uno stimolo per noi a donarci e coinvolgerci in questa Chiesa, per cercare di collaborare in questa città anche con le realtà che operano a servizio dei poveri, continuando anche ad interrogarci su come la nostra spiritualità e il nostro carisma possono essere a servizio delle persone, grate per quanto già riceviamo.

Che cosa facciamo dunque?

Abitando in un alloggio autonomo all’interno del complesso del Seminario, viviamo anzitutto la nostra vita religiosa e quei tratti foucauldiani che per noi sono importanti.

La preghiera quotidiana scandisce le nostre giornate; è fatta di momenti condivisi coi seminaristi e i loro formatori, dell’adorazione eucaristica quotidiana, alla quale partecipano liberamente anche i giovani o i sacerdoti, di preghiera personale e comunitaria. Per Charles de Foucauld la preghiera, l’incontro con Gesù nella Parola, nell’Eucarestia e nei fratelli era un momento privilegiato per fare esperienza di Dio, contemplare la sua bontà: anche noi cerchiamo di vivere le nostre giornate con questo sguardo per scorgere e contemplare nei fatti quotidiani i segni della presenza fedele di Dio.

L’accoglienza è un’altra dimensione foucauldiana che abbiamo scelto: in Seminario è fatta di  momenti semplici, gratuiti, di fraternità con le persone che vi abitano e lavorano ma anche con amici, persone sole o poveri che ci vengono a trovare. Desideriamo che la nostra fraternità sia una casa aperta a tutti, in cui fare esperienza di condivisione e di comunione ma continuiamo anche ad andare a trovare fratelli e sorelle, soprattutto soli o poveri, di ogni fede e cultura, nella bellezza di relazioni semplici e fraterne.

L’evangelizzazione e la missione sono dimensioni che qui viviamo: da una parte collaborando con le attività che il Seminario propone, rivolte in particolare ai giovani, dall’altra continuando a trovare modi per offrire alle persone che lo desiderano momenti di silenzio, di preghiera e che valorizzino la cura per la vita spirituale o la condivisione della vita fraterna.

A Torino, inizialmente non eravamo inserite in una parrocchia specifica (realtà che invece caratterizza il carisma del nostro Istituto) ma c’è stata la possibilità fin da subito di vivere collaborazioni a livello diocesano, ad esempio con l’Azione Cattolica e col Centro Diocesano Vocazioni. Da un anno circa, due di noi frequentano più fedelmente una parrocchia, a Nichelino, condividendo la Messa domenicale con la comunità, il servizio di accompagnamento spirituale con un gruppo scout e alcuni momenti coi giovani dell’Unità Pastorale.

La vita di Nazareth che abbiamo scelto di vivere è molto “normale” e tale normalità nei suoi diversi aspetti viene apprezzata dai seminaristi; essa viene ad es. anche dal condividere il pasto una volta al giorno con la comunità del Seminario. Il lavoro è un altro aspetto importante di questa ordinarietà, anche in rapporto alla missione.

Una sorella lavora come insegnante di religione in due scuole statali della città, un’altra, invece, come assistente religiosa all’ospedale Sant’Anna di Torino: sono modi per incontrare la vita di tante persone con le loro gioie e sofferenze e di portarle poi nella nostra preghiera. Io, invece, sono più impegnata in Seminario, nella collaborazione più costante con l’équipe formativa degli educatori e per questo abbiamo scelto che non avessi un lavoro esterno. L’esperienza di collaborazione si traduce nella partecipazione alla riunione settimanale dell’équipe educativa, nella proposta di incontri formativi (per esempio sull’obbedienza, sulla Vita religiosa),  nei semplici confronti o dialoghi ora con l’uno ora con l’altro, nella condivisione di alcune esperienze di servizio ai poveri (con la comunità di S. Egidio, a Casa Oz e in un campo Rom); nella preparazione, in particolare con le famiglie, degli incontri di formazione umana che aprono anche a temi di attualità, ecclesiali o sociali.

Insieme cerchiamo di rendere il Seminario un po’ “più casa”, “più famiglia” a partire dalle relazioni fraterne semplici e schiette con gli educatori, coi seminaristi, con le famiglie che collaborano al progetto educativo, con le persone che a vario titolo frequentano la casa; cerchiamo di far conoscere e apprezzare la vita religiosa, il suo valore nella Chiesa, con la nostra testimonianza di vita e nelle collaborazioni che i seminaristi ci chiedono. Ancora cerchiamo di valorizzare quelle dimensioni della vita religiosa per noi fondamentali, come la vita fraterna, la cura e l’attenzione alle povertà, la sobrietà nello stile di vita, dimensioni importanti anche per la vita di un prete e sulle quali il Seminario di Torino già sta investendo.

La passione per la Chiesa, la cura delle vocazioni sacerdotali e religiose, la cura nella collaborazione con i sacerdoti, laici e religiosi, sono dimensioni che hanno caratterizzato la storia della nostra congregazione fin dalle sue origini e che continuano a stimolare oggi la nostra vita e spiritualità. Anche Charles de Foucauld ha creduto nella Chiesa e nelle sue mediazioni, l’ha amata, l’ha servita come sacerdote, fino a donare la sua vita tra i poveri del Sahara, per amore di Gesù e del suo Vangelo.

Abbiamo scelto di dare alla nostra fraternità il nome Maria di Magdala per diverse ragioni: era una delle donne al seguito di Gesù, lo ha accompagnato insieme al gruppo dei discepoli; è a lei per prima che Gesù risorto è apparso il mattino di Pasqua.

Maria di Magdala si è lasciata incontrare dall’amore di Gesù: tale incontro col Maestro buono le ha cambiato la vita e l’ha spinta ad essere donna missionaria del suo stesso amore. Charles de Foucauld le riserva uno spazio tutto particolare tra i suoi “amici santi”, chiamandola donna di “amorevole contemplazione e apostolato fecondo” e la ricordava con affetto nei suoi scritti.

Ringraziamo il Signore per l’esperienza che stiamo vivendo, che è certamente positiva, ma che richiede per la sua particolarità un constante confronto e una disponibilità all’ascolto dei punti di vista ed esigenze diversi. E’ un’esperienza che, per la sua apertura, ci incoraggia ulteriormente a metterci a servizio nella Chiesa con generosità e verità in quello stile evangelico caro a Charles de Foucauld e che vediamo oggi vissuto e testimoniato nel mondo da Papa Francesco.

Sorella Giuliana Stocco

Scarica il pdf

 


[1] Congregazione per il Clero, Il dono della vocazione presbiterale. Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, 2016, nn. 150-151.

[2] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento finale, 2018, n. 164. Vedi anche n. 163: “Durante il Sinodo sono emerse alcune sottolineature importanti, che conviene menzionare. In primo luogo la scelta dei formatori [...]. In secondo luogo, per un accompagnamento adeguato sarà necessario un serio e competente lavoro in équipe educative differenziate, che includano figure femminili. La costituzione di queste équipe formative in cui interagiscono vocazioni diverse è una piccola ma preziosa forma di sinodalità, che incide sulla mentalità dei giovani nella formazione iniziale”.

[3] Sulla Vita fraterna cfr. Lievito di fraternità, 2017. Sul Clericalismo cfr. F. Ceragioli, “Il Clericalismo è una peste nella Chiesa”. Riflessioni a partire da Evangelii Gaudium e dal magistero complessivo di papa Francesco, in Archivio storico Torinese 24(2018/1), pp. 147-162.