Sono molte le vie di dono a cui ci apre il Vangelo.
Noi Discepole del Vangelo ci sentiamo interpellate a percorrerne alcune, in particolare:

  • La via che favorisce l’incontro con Gesù e con il Vangelo
  • La via che dà valore alla quotidianità
  • La via che genera l’incontro

La via che favorisce l’incontro con Gesù e il suo Vangelo

 Charles de Foucauld, a un suo caro amico del liceo, scrive:

Ecco il segreto della mia vita: ho perduto il mio cuore per questo Gesù di Nazareth crocifisso 1900 anni fa
e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto possa la mia debolezza
 »[1].

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Come Charles de Foucauld, anche noi sperimentiamo che è vitale incontrare Gesù e il suo Vangelo e aiutare altri ad incontrarlo… sì, perché la vita di chi ha incontrato Gesù e si lascia “toccare” da Lui cambia e, per questo, non può non farlo conoscere anche ad altri!

È il “lavoro quotidiano”, compiuto in fraternità, di ascolto del Vangelo e di attenzione ai fatti della vita, che ci fanno scorgere i modi più diversi nei quali il Signore continua a dare senso alle domande e ai desideri di ciascuna di noi e di tante persone.

È così che la nostra ricerca di Dio, le nostre domande si intrecciano con le vite delle tante persone che incontriamo: nelle città multiculturali e multireligiose come San Giuliano Milanese, Marsiglia, Torino, Viviers o nelle parrocchie più piccole, situate in paesi di Provincia.

Il tempo dedicato alla preghiera, aperta e condivisa con chiunque desideri unirsi, la cura e l’accompagnamento di giovani e adulti all’ascolto del vangelo e della vita ci confermano l’importanza di continuare ad essere donne consacrate che cercano di spendersi con creatività, per l’ascolto e l’annuncio del Vangelo….

La via che dà valore alla quotidianità

 …questa piccola vita di Nazareth che sono venuto a cercare… una vita di lavoro e di preghiere…
come faceva nostro Signore»
[2].

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Cercare la “piccola vita di Nazareth” di cui parla Charles de Foucauld è, per noi, scegliere di rimanere immerse nella vita ordinaria, nella quotidianità fatta, per tutti, di gioie e di fatiche… ma perché ha valore la quotidianità, nella sua routine, in quello che ci chiede ogni giorno?

Ciò che ci motiva è il fatto che la quotidianità, la “vita di Nazareth”, fatta delle piccole cose di ogni giorno… è la vita scelta da Gesù per trent’anni.

La vita di Nazareth, oggi, ci offre l’opportunità di stare in relazione con la realtà riconoscendo che Dio si può incontrare nelle piccole cose: dalla preghiera di ogni giorno, al bucato da stendere; nei diversi luoghi di lavoro, dove cercare di vivere le relazioni e le varie attività con passione e a tavola dove c’è sempre posto per chi arriva….

È una vita che non è sotto i riflettori, ma che, quando meno ce lo aspettiamo, ci riserva delle sorprese… se sappiamo scorgere nelle piccole cose la loro profondità e ricchezza di senso.

Sperimentiamo, in questa piccola vita di Nazareth, che la cura delle piccole cose, l’attenzione ai dettagli, danno qualità e calore alle relazioni, possono, con piccoli gesti, abbellire con semplicità la vita e gli incontri quotidiani, e spesso ci accorgiamo che siamo precedute nel bene, e nei rapporti buoni che diffondono l’amore di Dio.

La via che genera l’incontro

Voglio abituare tutti gli abitanti, cristiani, mussulmani, ebrei e non credenti a guardarmi come loro fratello, il fratello universale… Cominciano a chiamare la casa “la fraternità” (la Khaoua, in arabo), e questo mi è caro»[3].

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Incontrare gli altri e accoglierli, lasciarsi incontrare e accogliere nelle loro case, è anche per noi una sfida, che ci chiede continuamente di uscire dai nostri schemi, di abbattere i muri che possono essere anche dentro di noi, per fare spazio all’esperienza della fraternità.

In questo tempo non è scontato per nessuno generare luoghi di fraternità, non è scontato vedere nell’altro un fratello, una sorella da incontrare; nemmeno è scontato che chi ci incontra veda in noi un fratello o una sorella verso cui poter andare.

Come Gesù ha speso la sua vita per essere fratello di tutti, anche noi desideriamo imitarlo scegliendo di vivere in fraternità aperte dove tutti si possano sentire a casa: poveri e ricchi, sani e malati, cristiani e di ogni religione, credenti e non, giovani e anziani…

In questo modo sperimentiamo la reciprocità di ogni incontro, la possibilità dell’amicizia tra persone e mondi apparentemente diversi; un’amicizia in cui non siamo sempre o solo noi ad accogliere, ma siamo a nostra volta accolte e altri si prendono cura di noi.

L’incontro con l’altro ci fa vedere la nostra vita con uno sguardo diverso, ci aiuta a riconoscere che l’esistenza non ha un’unica prospettiva, che nello sguardo dell’altro, diverso dal nostro, intravvediamo la nostra e sua verità più profonda.


[1] Ch. de Foucauld, Lettera a Gabriel Tourdes, tra il 1901 e il 1904.

[2] Ch. de Foucauld, Lettera all’abbé Huvelin, 22 settembre 1893.

[3] Ch. de Foucauld, Lettera a Marie de Bondy, 7 gennaio 1902.